Tragedia nascosta: la crudele indifferenza europea sui cristiani perseguitati!

Tragedia nascosta: la crudele indifferenza europea sui cristiani perseguitati!
Cristiani

In un mondo scosso da conflitti e divisioni, il Natale, tempo di pace e fraternità, si trasforma in un incubo per milioni di cristiani. In questa giornata di festa, che dovrebbe irradiare amore e gioia, essi sono costretti a vivere nell’ombra, in preda alla paura e alla persecuzione. Eppure, nell’Europa “buonista”, sembra che agli occhi di molti, il loro calvario sia solo un sussurro nel vento, una vicenda che viene puntualmente relegata in fondo alle pagine dei giornali, quando non ignorata del tutto.

Mentre le strade delle città europee si adornano di luci e colori, in altre parti del mondo i cristiani vivono un vero e proprio dramma. La persecuzione religiosa è una realtà aspra e violenta che non risparmia uomini, donne e bambini. Chiese bruciate, fedeli aggrediti, famiglie intere costrette alla fuga: questi sono gli scenari in cui si consuma il loro Natale. E in tutto ciò, dove sono le voci di condanna e di solidarietà da parte delle nazioni che si fregiano del titolo di civili e progressiste?

La comunità internazionale sembra aver perso la capacità di indignarsi di fronte a queste atrocità. La solidarietà verso i cristiani perseguitati viene soffocata da un senso di indifferenza che pervade la società contemporanea. Una sorta di censura implicita che spinge a voltare lo sguardo altrove, a non vedere, a non ascoltare. Ma il silenzio e l’indifferenza sono forse le armi più potenti nelle mani degli oppressori.

La questione si fa ancora più grave quando si considera che questi avvenimenti non sono episodi isolati, bensì parte di un sistema di oppressione che si ripete anno dopo anno. Per molti cristiani, il Natale non è sinonimo di speranza e rinnovamento, ma di terrore e di lutti. La paura diventa l’unico regalo che si trovano sotto l’albero, accompagnata dalla triste consapevolezza che il mondo li ha dimenticati.

La retorica dell’accoglienza e del dialogo interreligioso, tanto promossa nelle società occidentali, sembra crollare di fronte alla realtà dei fatti. Come possono le nazioni europee parlare di integrazione e di rispetto reciproco quando non sono in grado di offrire la propria voce in difesa di chi è oppresso a causa della propria fede?

È un Natale di contraddizioni, quello che vivono i cristiani perseguitati. Mentre i bambini in Europa scrivono letterine a Babbo Natale, altrove altri bambini imparano fin troppo presto il significato di parole come “intolleranza” e “odio”. E in tutto questo, il silenzio dell’Europa buonista rimbomba assordante, come un macabro controcanto alle classiche melodie natalizie.

Si dice che il Natale sia il momento dell’anno in cui siamo tutti un po’ più buoni. Forse è giunto il momento di dimostrarlo veramente, di alzare la voce per quei milioni di cristiani per i quali la “pace sulla terra agli uomini di buona volontà” è solo un lontano sogno. Quest’anno, mentre le famiglie si riuniranno intorno al cenone festivo, ricordiamoci di chi non ha il privilegio di celebrare, di chi vive un Natale da perseguitati.