Morto il capo mafioso che ha sfidato la polizia per 30 anni: addio a Matteo Messina Denaro

Morto il capo mafioso che ha sfidato la polizia per 30 anni: addio a Matteo Messina Denaro
Matteo Messina Denaro

Il celebre padrino della mafia siciliana, Matteo Messina Denaro, ha incontrato la morte in prigione a 61 anni a causa di un implacabile male. Arrestato nel gennaio del 2023, ha chiuso un capitolo di trent’anni da latitante, rendendolo l’individuo più inseguito dell’Italia. La sua salute precaria ha richiesto un trasferimento in un’ala ospedaliera a L’Aquila, dove ha trascorso le ultime ore.

Denaro è stato preso mentre era sotto cura medica in una struttura a Palermo, camuffato come Andrea Bonafede. Benché sottoposto a interrogatorio, è rimasto reticente, portando con sé nel sonno eterno gli arcani della sua esistenza criminale.

Da quando scomparve nel 1993, post vacanza toscana, si sono accumulate contro di lui innumerevoli accuse: da associazione a delinquere, a omicidi, esplosivi e rapine. Anche se era il bersaglio prioritario delle indagini, è riuscito a rimanere nascosto a breve distanza da Campobello di Mazara, suo luogo d’origine, mantenendo una forte presa sul territorio.

Il fatto che per tre decenni sia evaso la cattura ha destato sospetti. Gli analisti ritengono che fosse avvolto in un manto di omertà, beneficiando di tre schermi di protezione: connivenze istituzionali, affari lucrosi con imprenditori e la fedeltà della sua gente, che vedeva in lui quasi una figura eroica.

Con la sua scomparsa, si conclude un periodo nero per l’Italia, fatto di predominio mafioso, regolamenti di conti e attacchi mirati a figure di spicco come i giudici Falcone, Borsellino e il generale dalla Chiesa. Denaro, per sua stessa ammissione, aveva sulle spalle molteplici omicidi, inclusi quelli di innocenti.

La sua effigie campeggiava nei distretti di polizia sia in Italia che all’estero. Curiosamente, pur essendo costantemente braccato, viveva una vita apparentemente comune, indulgendo a lussi come un orologio da 35.000 euro. La sua cattura ha riacceso dibattiti sulle ombre che hanno favorito il suo nascondimento.

La sua fine segna la chiusura di un capitolo oscuro nella storia italiana, con il predominio mafioso degli anni ’80 e ’90. Denaro, noto per la sua ferocia, divide ancora l’opinione pubblica tra chi pensa che sia caduto in manette e chi ritiene abbia scelto volontariamente di consegnarsi.